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Crypto potrebbe causare la prossima crisi finanziaria

Tempo di lettura 6 min
Davide Greco
Di Davide Greco
Crypto potrebbe causare la prossima crisi finanziaria

Il mercato delle stablecoin potrebbe trasformarsi nella prossima bomba a orologeria del sistema finanziario globale. Il 18 luglio, il presidente Donald Trump ha firmato il GENIUS Act, una normativa che promette di regolamentare le stablecoin ma che rischia invece di spalancare le porte alla più grande crisi finanziaria dall'era dei mutui subprime. Con analisti di Citigroup che prevedono un'espansione del mercato fino a 4 trilioni di dollari entro il 2030, la legge appena approvata potrebbe garantire profitti miliardari agli emittenti crypto scaricando però i rischi sistemici sui contribuenti americani. Il settore ha investito decine di milioni in lobbying e donazioni elettorali per ottenere questo risultato, ma la domanda che aleggia su Wall Street e nel mondo DeFi è sempre la stessa: chi pagherà il conto quando il castello di carte crollerà?

Le stablecoin, token progettati per mantenere una parità 1:1 con valute fiat come il dollaro USA, rappresentano oggi un mercato da 280-315 miliardi di dollari. Nonostante il nome rassicurante, questi asset hanno già dimostrato la loro fragilità: il collasso di Terra nel maggio 2022 ha polverizzato quasi 60 miliardi di dollari di valore, mentre il settore ha visto miliardi evaporare attraverso numerosi default negli ultimi 11 anni. Il premio Nobel Jean Tirole ha osservato che le stablecoin, proprio come i fondi del mercato monetario, "proiettano sicurezza ma possono collassare sotto pressione".

Il GENIUS Act, che entrerà in vigore entro gennaio 2027, impone agli emittenti di backing le loro stablecoin con "asset liquidi come dollari USA o Treasury a breve termine" e richiede disclosure mensili sulla composizione delle riserve. Sulla carta sembra solido, ma nella pratica crea un incentivo perverso: gli emittenti possono acquistare Treasury con scadenze fino a 93 giorni, esponendosi al rischio di tasso d'interesse. Quando i tassi aumentano, il valore di questi bond diminuisce, innescando potenzialmente una corsa agli sportelli in versione digitale.

Tether, l'emittente con sede a El Salvador che domina il mercato, detiene oggi 135 miliardi di dollari in Treasury USA, posizionandosi come 17° maggior creditore del debito americano, subito dietro la Germania. Nel maggio 2022, quando gestiva circa 80 miliardi, l'azienda ha affrontato richieste di rimborso per 10 miliardi in due settimane. Oggi il CEO Paolo Ardoino sta valutando un round di finanziamento che potrebbe valorizzare l'azienda a 500 miliardi di dollari, un segnale inequivocabile delle ambizioni del settore.

Se il GENIUS Act riesce a far crescere questi asset, la loro improvvisa liquidazione abbasserà i valori dei Treasury per tutti, aumentando i tassi d'interesse per l'intera economia

Il paradosso fondamentale delle stablecoin emerge chiaramente: gli emittenti guadagnano solo se investono i depositi in asset che generano rendimenti, ma questi stessi asset fluttuano in valore, contraddicendo la promessa di stabilità. A differenza delle banche tradizionali, gli emittenti di stablecoin non pagano assicurazione sui depositi FDIC e non sono soggetti a ispezioni trimestrali. Il GENIUS Act prevede audit annuali solo per emittenti con oltre 50 miliardi di dollari in gestione, lasciando ampie zone d'ombra nella supervisione.

La narrativa crypto sostiene che le stablecoin offrano tecnologia superiore per trasferimenti transfrontalieri, ma i dati raccontano una storia diversa. Un sondaggio FDIC del 2023 ha rivelato che solo il 3,3% delle famiglie americane che possiedono crypto le utilizza per inviare o ricevere pagamenti, mentre appena il 2% le usa per acquistare beni nell'economia reale. Nel primo semestre 2025, quasi 3 miliardi di dollari in criptovalute sono stati rubati secondo Chainalysis, evidenziando problemi di sicurezza ancora irrisolti.

Il vero appeal delle stablecoin risiede nella possibilità di accedere al sistema del dollaro USA eludendo le normative KYC (Know Your Customer) che impongono verifiche invasive sull'identità e l'origine dei fondi. Il GENIUS Act richiede compliance KYC solo al momento dell'emissione iniziale negli Stati Uniti, ma una volta in circolazione i token possono essere scambiati su exchange decentralizzati senza oversight. Tether sta già contemplando una nuova moneta che non sarà venduta a clienti americani o europei, eludendo completamente queste regole.

L'assenza di deposit insurance combinata con la possibilità di investire in asset volatili ricrea le condizioni che hanno portato al bailout dei money market fund nel 2008-09, quando il governo federale ha garantito 2,7 trilioni di dollari di passività per fondi che non avevano mai pagato un centesimo per questa protezione. La differenza è che ora il potenziale bailout potrebbe essere ancora più massiccio, con un mercato da 4 trilioni che opera alla velocità digitale.

Il contesto normativo europeo offre uno specchio interessante: il regolamento MiCA adottato dall'UE nel 2023 fornisce salvaguardie simili ma non risolve i problemi strutturali. La tendenza globale è verso una legittimazione delle stablecoin che potrebbe amplificare enormemente i rischi sistemici. Stime indicano che circa 36 trilioni di dollari di asset "sporchi" o occulti circolano globalmente, rappresentando il 10% della ricchezza mondiale: un oceano di denaro in cerca di un passaggio verso la legittimità che le stablecoin potrebbero offrire.

Il voto in Congresso non è stato nemmeno contestato: 68-30 al Senato, 308-122 alla Camera. Le banche tradizionali si sono convinte di non avere nulla da temere grazie al divieto per gli emittenti di pagare interessi sui depositi, ma il settore crypto sta già sviluppando metodi ingegnosi per aggirare questa proibizione. Bank of America, Deutsche Bank, UBS e Goldman Sachs stanno esplorando l'emissione di una stablecoin congiunta, sfruttando i loro nomi prestigiosi per rassicurare i depositanti non assicurati.

La corruzione attorno al settore è palese: il Financial Times riporta che operatori crypto hanno versato oltre 1 miliardo di dollari in profitti pre-tasse nelle tasche del presidente Trump e della sua famiglia nell'ultimo anno. Il venture crypto della famiglia Trump, World Liberty Financial, ha già lanciato la propria stablecoin USD1. Non sorprende quindi che in aprile il Dipartimento di Giustizia abbia annunciato la cessazione della maggior parte delle indagini sulle frodi crypto.

Per contenere i danni prima dell'entrata in vigore nel 2027, gli emittenti di stablecoin dovrebbero essere trattati come istituzioni che accettano depositi, obbligati a pagare assicurazione federale e a fornire disclosure event-based come le banche tradizionali. Gli emittenti che operano negli USA dovrebbero avere sede legale e pagare tasse nel paese, non in El Salvador o nelle Cayman Islands. Senza questi correttivi, il GENIUS Act rischia di trasformarsi in quello che il nome suggerisce ironicamente: l'idea geniale che ha acceso la miccia della prossima catastrofe finanziaria americana.

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